Uzbekistan: una yurta, il deserto ed Ayaz-Qala

Avevo un sogno e l’ho realizzato: dormire in una yurta nel deserto dell’Uzbekistan. Ma il sogno si è condito di altre meraviglie come poter aprire la porticina della mia yurta e avere le rovine di Ayaz-Qala davanti agli occhi, scrutare un’orizzonte così lontano che sembra non avere fine e correre in mezzo alla steppa desolata fantasticando su quel tempo che fu.

Ayaz-Qala Yurt Camp

Dopo sei lunghe ore di macchina, attraversando l’Uzbekistan centrale, raggiungiamo la nostra destinazione: l’Ayaz-Qala Yurt Camp. Una signora sorridente ci mostra la nostra sistemazione, una yurta con una porticina di legno rossa, esposta a sud. Mi sento come Alice nel Paese delle Meraviglie che, fattasi piccina, apre la porta ed entra in un mondo colorato! La yurta è allestita con tappeti artigianali di varie forme, tessuti e arazzi dai colori vivaci, qualche coperta e due materassini per sedersi e bere un tè di benvenuto (la notte diventeranno il nostro letto).

Le yurte sono abitazioni mobili, di forma circolare, adottate dai popoli nomadi dell’Asia centrale. Sono costruite con un tappeto di feltro a più strati teso intorno a un’armatura di legno pieghevole. Lo strato più esterno viene impermeabilizzato con il grasso di pecora, mentre sul lato interno vengono applicate stuoie di erba intrecciata. Per quanto possano sembrare costruzioni semplici, le yurte offrono un isolamento sufficiente contro i forti venti delle pianure e il clima rigido della steppa.

Le affascinanti rovine di Ayaz-Qala

Rimettiamo le scarpe, che per tradizione si lasciano fuori dalla yurta, e ci incamminiamo verso le enigmatiche rovine di Ayaz-Qala. I nostri passi affondano nella sabbia fine. Ci arrampichiamo fino alla sommità della qala (fortezza) che in realtà è composta da tre strutture differenti: un rifugio difensivo risalente al III secolo a.C. e situato sulla cima di una collina piatta; un forte feudale del VI-VIII secolo d.C.; e una guarnigione fortificata del I o II secolo d.C. Lassù, sul cucuzzolo di questa collina, siamo soli. Provo una sensazione di libertà estrema. Respiro il vento a pieni polmoni e sorrido.

Nella regione Karakalpakstan sono sopravvisute una ventina di qala, rinominate “Fortezze di Khorozem”. In passato, queste cittadelle del deserto svolgevano una funzione difensiva, proteggendo la popolazione locale dagli invasori. I fitti muri in mattoni di fango non sono però riusciti a fermare le orde di Gengis Khan. Dopo la conquista mongola, le Fortezze di Khorozem sono state abbandonate, Ayaz-Qala compresa. Da allora, il vento e il sole cocente del deserto del Kyzylkum hanno fatto il resto. Di questo antico passato e dei suoi “castelli di sabbia”, oggi è possibile osservarne solo le rovine.

Profumi e colori della steppa uzbeka

Quando rientriamo all’accampamento il sole sta iniziando lentamente a calare. La signora che gestisce il campo mi viene incontro con una tazza di tè fumante in mano. Ha un piglio deciso, ma sa anche essere molto dolce. E’ lei che gestisce il campo, la cucina, si prende cura degli ospiti e anche dei cammelli. Parla un pò di inglese, ma si fa capire benissimo. La ringrazio dicendole “rakhmat” e le sorrido. Mi siedo fuori dalla mia yurta e inizio a sorseggiare lentamente il tè. Un profumo di pane fragrante mi entra nelle narici. Viene dal tandyr, il tipico forno cilindrico uzbeko. Il fuoco si fa con gli arbusti e gli sterpi. Le forme di pane, appiccicate in verticale, si cuociono a contatto con le pareti ardenti. Ne escono dei pani bassi e morbidi, di forma rotonda, abbelliti dagli stampi impressi quando sono ancora crudi. I disegni di questi “timbri” sono per lo più circoli e fiori. Sono semplici e bellissimi.


Davanti a me la steppa desertica si estende a perdita d’occhio. Respiro il silenzio e mi riempio gli occhi e il cuore di meravigliosi colori: il rosso e il giallo del deserto, l’azzurro del cielo e il bianco delle nuvole che corrono veloci. In lontananza, alcuni cammelli procedono a passo lento in direzione del nostro accampamento. Il cielo improvvisamente si fa rosa e arancio: è l’ora del tramonto.

Sapori della cucina karapalka e uzbeka

Raggiungiamo la yurta comune, ci sediamo a terra sui cuscini e condividiamo la cena con altri sei viaggiatori. Sul tavolino troviamo i piatti della cucina karapalka e uzbeka: l’onnipresente Plov (riso, carne, verdure e cipolle) e la sua compagna, la signora bottiglia di Vodka. E poi zucca e patate bollite, frutta secca, dolcetti e tè caldo. La serata passa in fretta tra racconti, aneddoti di viaggio e le impressioni reciproche sul Paese che stiamo scoprendo. Usciamo dalla yurta soddisfatti e con la pancia piena. Fuori: il deserto silenzioso e assordante. Mi lavo i denti all’aperto, con la maestosa Via Lattea sopra la testa. Sento il bramito dei cammelli mentre faccio la pipì. Mi sento libera, in sintonia con la natura. Cosa volere di più? Mi addormento felice pensando alle nuove avventure che mi aspettano al mio risveglio.

Ma questa è un’altra storia…

Spero che il mio racconto ti sia piaciuto.
Qui trovi tutti le informazioni utili per organizzare la TUA avventura nel deserto uzbeko.

Dubbi o domande? Scrivimi nei commenti e se ti va condividi questo articolo. Grazie!

Peace & Travel,
Alice

Questo articolo è arrivato in finale nel contest “Best Travel Post” di travel365.it Grazie a tutti coloro che lo hanno letto e votato!

Tutte le foto di questo articolo sono state scattate da me.



8 thoughts on “Uzbekistan: una yurta, il deserto ed Ayaz-Qala

  1. Credo che tutti gli amici sappiano di questo mio sogno… Sono riuscita a realizzarne molti e quindi non dispero, do solo tempo al tempo! Nell’attesa “Grazie!” perche’ mi conduci, quasi mano nella mano, in luoghi bellissimi!

    1. Il campo di yurte di Ayaz-Qala merita proprio perchè si trova in un luogo davvero particolare. Il deserto che si estende a perdita d’occhio e le rovine da esplorare sono un plus. Ti auguro di andarci presto e di esplorare l’Uzbekistan, un Paese interesante e con un popolo davvero cordiale e ospitale.

  2. alice cara, tu sai che io non sono proprio tipo da avventure, ma i tuoi racconti mi trasportano in un mondo magico e mi fanno venire tanta voglia di partire…
    le tue descrizioni sono così piene di…..cuore che persino la “pipì sotto la via lattea” mi pare un’esperienza a cui non potrei rinunciare . grazie piccola per questi pezzetti di mondo che ci offri attraverso i tuoi occhi

  3. Quante emozioni Alice… ci hai trasportato più che in Uzbekistan, proprio dentro la tua anima! Bellissimo racconto, molto intenso, molto intimo. Felici di averti trovato nel Best Travel Post di questo mese 🙂

    1. Mi riempie il cuore sapere che attraverso le mie parole qualcuno possa aver anche solo immaginato le sensazioni che ho provato laggiù. Grazie a voi per l’opportunità di condividere viaggi ed emozioni di viaggio sul vostro blog. A presto!

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